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L'Autentico Insegnamento del Buddha: La via del vero io verso Dio

L'Autentico Insegnamento del Buddha: La via del vero io verso Dio

Paperback

General Fiction

ISBN13: 9798189362446
Publisher: Independently Published
Published: Jul 28 2026
Pages: 184
Weight: 0.41
Height: 0.42 Width: 5.00 Depth: 8.00
Language: Italian

Il presente lavoro restituisce al messaggio originario di Siddhārtha Gautama la sua reale natura di disciplina operativa e trasmutativa, liberandolo dalle stratificazioni dottrinali e dai riduzionismi accumulati nei millenni. Nella valle del Gange del VI secolo a.C., la parola del Buddha non fu un sistema metafisico astratto, bensì una pedagogia clinica e un'arte della trasformazione interiore fondata sull'osservazione dei meccanismi psicofisici. Il Dhamma costituiva un invito all'esperienza diretta (ehipassiko) per diagnosticare e sradicare la sofferenza legata al sonno psicologico e alla meccanicità umana. L'indagine evidenzia come l'itinerario storico del Buddismo abbia subito una regressione. Con la codificazione monastica e l'Abhidharma, la prassi viva del decondizionamento ha ceduto il passo a un'anatomia iper-intellettualizzata della mente, trasformando un metodo di liberazione in una regola rigida. La distorsione più grave riguarda il concetto di Anattā (Non-Sé). Attraverso un'analisi filologica dei testi in Pali e il contributo di studiosi perennialisti come Ananda K. Coomaraswamy, I.B. Horner e C.A.F. Rhys Davids, il testo dimostra che la formula na me so attā (Questo non è il mio Sé) non negava l'individualità spirituale o un principio immortale. Era una prassi di spogliazione: un invito a non identificarsi con i cinque aggregati (skandha) che costituiscono la maschera della personalità temporanea. L'opera stabilisce un parallelo tra la via del Gautama e la Quarta Via di Georges I. Gurdjieff. Il decondizionamento dagli skandha rispecchia la distinzione tra la Personalità (l'insieme meccanico di io multipli) e l'Essenza (il centro reale dell'essere). La scolastica posteriore ha confuso la diagnosi dell'uomo meccanico con la descrizione della realtà ultima. Il testo approfondisce i Silenzi del Buddha (avyākata). La parabola della freccia avvelenata mostra il rifiuto di rispondere a quesiti speculativi astratti: non per agnosticismo, ma per evitare di alimentare la mente concettuale di individui non risvegliati. La critica si estende alla dialettica Madhyamaka di Nāgārjuna e alla Vacuità (śūnyatā): riducendo la realtà a un regresso infinito, si genera un vicolo cieco metafisico. Integrando cosmologie tradizionali e fisica quantistica - dalla Monade pitagorea all'Atomo dell'Assoluto - si dimostra la necessità di un Principio Primario non riducibile in cui risiede l'unità delle forze cosmiche governate dalla Legge del Tre. La critica investe anche l'Advaita Vedānta di Ādi Śańkara, accusato di aver importato l'equivoco sull'Anattā dal Mahāyāna, generando un sistema speculativo privo di strumenti operativi. Questo errore è stato trasmesso attraverso la Teosofia ottocentesca, il Buddhismo Pop e la banalizzazione New Age. Oggi, la meditazione contemporanea - dalla Mindfulness commerciale allo Zen intellettualizzato - è ridotta a mero benessere psicofisico, priva della vera alchimia interiore. Il testo si propone dunque come una rigorosa rifondazione dell'autentico insegnamento del Buddha: una via alchemica nell'architettura dei centri psicofisici, orientata alla distruzione della falsa personalità e alla formazione di un io reale, unico e permanente.

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