Odissea, il poema del pianto
Paperback
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ISBN13: 9798289475923
Publisher: Independently Published
Published: Dec 26 2025
Pages: 566
Weight: 1.49
Height: 1.40 Width: 6.00 Depth: 9.00
Language: Italian
Publisher: Independently Published
Published: Dec 26 2025
Pages: 566
Weight: 1.49
Height: 1.40 Width: 6.00 Depth: 9.00
Language: Italian
In questo volume dal titolo Odissea: il poema del pianto, per ciascuno dei 24 canti o libri, nei quali è suddiviso l'originale poema omerico, sono riportate le parti poetiche che portano a definire l'Odissea non tanto e non solo come il racconto del viaggio o delle avventure di Odisseo quanto e soprattutto come il poema del pianto. Ogni libro è organizzato tra la narrazione su ciò che avviene in quel momento e i riferimenti alle traduzioni, antiche e contemporanee, che sono base e stimolo di questo lavoro.
Gli eroi e i personaggi dei poemi omerici dimostrano la loro vulnerabilità e il pianto accompagna e sottolinea la sofferenza, il loro rimpianto, la nostalgia.
Il pianto esprime il loro essere totalmente umani. Odisseo piange al ricordo della sua casa che sembra irraggiungibile e persa, al pensiero dei suoi cari che ha lasciato a Itaca e dei quali non ne conosce il destino, al pensiero dei compagni morti che lo hanno seguito nel corso delle avventure e dei peregrinaggi. Si può affermare che se nell'Iliade il pianto degli eroi è strettamente correlato alla rabbia e alla forza, nell'Odissea il pianto è il risultato della condizione umana di sentirsi lontano dagli affetti, impossibilitato a essere presente alle vicende delle persone amate, al ricordo di quanto si è lasciato e perso a causa della guerra. Non solo, ma si piange anche all'ascolto dei racconti di vicende che hanno visto protagonisti i personaggi che hanno partecipato a quegli eventi e, in quei momenti, il riaffiorare di quelle esperienze accompagna il pianto. Le lacrime, inoltre, seguono il desiderio del ritorno e la frustrazione nel vederlo impedito dagli eventi che dimostrano l'impotenza di realizzarlo.
ricordo della moglie Penelope e del figlio Telemaco, della sua Itaca come del padre Laerte e degli amici che allietavano le sue giornate.
Piange per la separazione e per le avversità che lo costringono a rimanere lontano da tutto ciò che aveva amato.
Piange per il ricordo del passato, dei compagni perduti durante la guerra e nel corso degli eventi tragici, come nell'incontro con il gigante Polifemo e a causa degli interventi delle divinità contrarie, affrontate durante il suo peregrinaggio senza fine e che gli provocano un profondo senso di colpa e di tristezza.
Piange anche per la sofferenza provocata dal contrasto vissuto tra il desiderio di conoscenza e di avventura e il bisogno di riferimenti certi e forti come il ritorno alla propria casa. Vive continuamente la lotta tra speranza e disperazione e il ritrovarsi ogni volta difronte a nuove difficoltà lo fa precipitare nel dilemma della scelta.
Ma il pianto sarà anche segno di gioia quando troverà Telemaco e Penelope, la lacrima come segno di felicità e come possibile manifestazione di liberazione dalla sofferenza.
Ma non è solo Odisseo che piange. Piangono anche i Feaci quando ascoltano dalla voce di Odisseo le sue avventure e partecipano emotivamente a quelle tribolazioni. Quei racconti suscitano empatia e compassione e le lacrime diventano manifestazione concreta della loro congiunzione con chi quelle storie le sta raccontando.
Il pianto quindi come condizione unica e suprema dell'umanità . Nel pianto sono condensati il dolore ma anche la gioia, la perdita ma anche la speranza, la vulnerabilità e la forza nelle loro manifestazioni umane. Il pianto anche come manifestazione del cambiamento, della trasformazione, come quando Odisseo incontra finalmente Penelope e nelle lacrime che accompagnano il suo ritrovarla riconosce anche la consapevolezza del cambiamento, del passaggio da una condizione di disperso e allontanato dal suo amore a quella della riconciliazione e della ricostruzione. Odisseo e Penelope mostrano, attraverso le lacrime, la loro vulnerabilità . Il pianto e le lacrime in contrapposizione e in bilanciamento con l'idea della forza da dimostrare e della vittoria da conquistare.
Il pianto esprime il loro essere totalmente umani. Odisseo piange al ricordo della sua casa che sembra irraggiungibile e persa, al pensiero dei suoi cari che ha lasciato a Itaca e dei quali non ne conosce il destino, al pensiero dei compagni morti che lo hanno seguito nel corso delle avventure e dei peregrinaggi. Si può affermare che se nell'Iliade il pianto degli eroi è strettamente correlato alla rabbia e alla forza, nell'Odissea il pianto è il risultato della condizione umana di sentirsi lontano dagli affetti, impossibilitato a essere presente alle vicende delle persone amate, al ricordo di quanto si è lasciato e perso a causa della guerra. Non solo, ma si piange anche all'ascolto dei racconti di vicende che hanno visto protagonisti i personaggi che hanno partecipato a quegli eventi e, in quei momenti, il riaffiorare di quelle esperienze accompagna il pianto. Le lacrime, inoltre, seguono il desiderio del ritorno e la frustrazione nel vederlo impedito dagli eventi che dimostrano l'impotenza di realizzarlo.
ricordo della moglie Penelope e del figlio Telemaco, della sua Itaca come del padre Laerte e degli amici che allietavano le sue giornate.
Piange per la separazione e per le avversità che lo costringono a rimanere lontano da tutto ciò che aveva amato.
Piange per il ricordo del passato, dei compagni perduti durante la guerra e nel corso degli eventi tragici, come nell'incontro con il gigante Polifemo e a causa degli interventi delle divinità contrarie, affrontate durante il suo peregrinaggio senza fine e che gli provocano un profondo senso di colpa e di tristezza.
Piange anche per la sofferenza provocata dal contrasto vissuto tra il desiderio di conoscenza e di avventura e il bisogno di riferimenti certi e forti come il ritorno alla propria casa. Vive continuamente la lotta tra speranza e disperazione e il ritrovarsi ogni volta difronte a nuove difficoltà lo fa precipitare nel dilemma della scelta.
Ma il pianto sarà anche segno di gioia quando troverà Telemaco e Penelope, la lacrima come segno di felicità e come possibile manifestazione di liberazione dalla sofferenza.
Ma non è solo Odisseo che piange. Piangono anche i Feaci quando ascoltano dalla voce di Odisseo le sue avventure e partecipano emotivamente a quelle tribolazioni. Quei racconti suscitano empatia e compassione e le lacrime diventano manifestazione concreta della loro congiunzione con chi quelle storie le sta raccontando.
Il pianto quindi come condizione unica e suprema dell'umanità . Nel pianto sono condensati il dolore ma anche la gioia, la perdita ma anche la speranza, la vulnerabilità e la forza nelle loro manifestazioni umane. Il pianto anche come manifestazione del cambiamento, della trasformazione, come quando Odisseo incontra finalmente Penelope e nelle lacrime che accompagnano il suo ritrovarla riconosce anche la consapevolezza del cambiamento, del passaggio da una condizione di disperso e allontanato dal suo amore a quella della riconciliazione e della ricostruzione. Odisseo e Penelope mostrano, attraverso le lacrime, la loro vulnerabilità . Il pianto e le lacrime in contrapposizione e in bilanciamento con l'idea della forza da dimostrare e della vittoria da conquistare.
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